Editoriale 130

Le pire fumanti e la Santa Inquisizione sono cadute in disuso, ma l’odio nei confronti delle donne non è passato di moda. Perché, come ha ben espresso Silvia Federici nel suo Calibano e la strega, la “caccia alle streghe” in Europa fu una vera e propria guerra contro le donne, capace di attraversare frontiere e unire nazioni cattoliche e protestanti, portata avanti da Chiesa e Stato per degradarle, demonizzarle e distruggere il loro potere sociale. L’obiettivo? Secondo Federici, tra le altre cose, attaccare la resistenza che le donne stavano opponendo in quel periodo alla diffusione delle relazioni capitaliste attraverso le lotte contadine contro la privatizzazione della terra. A sostenere la tesi anche il fatto che la maggior parte delle accusate erano povere – contadine, lavoratrici salariate – mentre gli accusatori erano membri prestigiosi della comunità, spesso i loro stessi proprietari terrieri. Al tempo stesso, in un momento in cui l’Europa era preoccupata dal calo della popolazione, perseguitare le levatrici, che il Malleus Maleficarum definiva le peggiori tra le donne «dato che aiutano le madri a distruggere il frutto del loro ventre» avrebbe rappresentato un modo per ostacolare i metodi usati dalle donne per controllare la procreazione. Ma non erano solo le levatrici e coloro che evitavano la maternità l’unico target dei cacciatori, che erano principalmente giuristi, magistrati e demonologi: c’erano anche quelle che praticavano la magia, le mendicanti, le libertine, le promiscue e le ribelli. Ovvero tutte coloro che, in un modo o nell’altro, rischiavano di sovvertire l’ordine costituito. Per di più, unendosi con altre donne. Perché, allora come oggi, le donne insieme fanno più paura.
ELENA LEDDA
Vicedirettrice editoriale

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