Editoriale 111

Il mondo medievale era popolato da presenze invisibili,
ma considerate estremamente reali: Dio e il diavolo, gli angeli
e i demoni. Queste forze erano in lotta continua tra loro per
conquistare i cuori delle persone. I demoni erano molti, anche
se, prudentemente, nel Medioevo non si osava contarli. Nel XIII
secolo sant’Alberto Magno affermava che il loro numero era noto
solo a Dio; Guglielmo d’Alvernia, vescovo di Parigi, sosteneva
che dovevano essere tantissimi, dato che erano ovunque.
Il XVI secolo provò a stabilire qualche cifra: nel De praestigiis
daemonum (1563) Johann Wier calcolava che fossero esattamente
7.409.127, agli ordini dei 79 prìncipi sottomessi a Lucifero.
Secondo il De angelis del gesuita Francisco Suárez, invece, fin dalla
nascita ogni persona era accompagnata da un demone incaricato di
tentarlo per tutta la vita (da qui la necessità di un angelo custode).
Ma se il Bene era opera di Dio e il Male del diavolo, chi dei due
regnava sul Congo del cristianissimo Leopoldo II del Belgio? Il
terribile sfruttamento di cui furono vittime gli abitanti dello
stato africano suscitò un’ondata di indignazione contro il sovrano
belga. Fu grazie alle denunce di alcuni missionari testimoni della
barbarie e alla lotta per la giustizia portata avanti dal britannico
Edmund Dene Morel e dall’irlandese Roger Casement che si venne
a conoscere la verità. Dove mancano esseri umani coraggiosi, il
male è destinato a trionfare. In quanto a Leopoldo, il Medioevo lo
avrebbe condannato al supplizio degli avari: ritrovarsi all’inferno
in compagnia di un demone che gli versa oro fuso in bocca.

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